Quarto Stato

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Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907)

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martedì 5 maggio 2009

Obama e Web 2.0

David Saltuari, sul Magazine di Sky.it, approfondisce l’uso da parte della nuova presidenza americana di Obama dei mezzi di comunicazione mediata dai social networks. In particolare, si evidenzia come la Casa Bianca si sia lanciata alla conquista di Facebook, MySpace e Twitter:
“Che Barack Obama fosse il politico più attento nell’uso degli strumenti del web lo si sapeva fin dalle primarie democratiche dello scorso anno. Ora il presidente degli Stati Uniti ha deciso di dispiegare anche tutti i canali comunicativi della Casa Bianca sui social network. L’apertura dei canali su Twitter, MySpace e Facebook (che si vanno ad aggiungere ai già esistenti canali di YouTube e Flickr) ha coinciso con l’emergenza dell’influenza A, permettendo così di mettere subito alla prova l’efficacia e l’utilità di questi strumenti di comunicazione.
Perché la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa: sarà anche bello, giovane e moderno aprirsi una pagina su tutti i social network. Ma serve poi veramente a qualcosa o fa solo immagine? La domanda non è peregrina, anche perché i social network, come si capisce dal nome, servono a socializzare e prevedono dunque un’alta interazione tra gli utenti. Ma per la Casa Bianca, sia per il necessario distacco istituzionale che deve avere sia per la quantità di contatti che ha, risulta impossibile essere un’utente come tutti gli altri. Sarà ben difficile scoprire su Facebook quali sono i cinque personaggi che vorrebbe avere accanto in una rissa…
…La Casa Bianca si offre completamente al commento pubblico e al pubblico dibattito, non si preoccupa se sotto i proprio video o nei propri status compaiano commenti fuori luogo o offensivi, perché si fida della capacità degli utenti di controllarsi e di gestirsi in modo civile (e a leggere i commenti, per ora, i cittadini dimostrano la loro maturità). E confida soprattutto nelle sue azioni e nelle proprie politiche per evitare i commenti critici. Il commento, da atto privato tra utenti, diventa qualcosa di pubblico e forma un nuovo modo di intendere l’opinione pubblica. Un opinione che, effettivamente, tiene il governo sempre sotto controllo ed ha gli strumenti per diventare massa critica.

Politiche dell'istruzione e dell'educazione.



Obama sull’istruzione: per tutti, buona e al passo con i tempi
Il programma riguardante l’istruzione dell’amministrazione presidenziale americana a guida Obama è stato quasi ignorato o minimamente discusso dai mezzi di “informazione” in Italia, al limite dell’assenza assoluta di dibattito pubblico e privato. Siamo in un paese - l’Italia - dove parlare di scuola e istruzione per il presente e il futuro equivale al nulla, dove il pernacchio dell’ultimo reality show ha dignità di prima serata con tanto di programmi di approfondimento, sia a livello privato che a livello pubblico. Negli USA il peso dell’istruzione è diventato elemento strategico per la politica nazionale.
Obama ha quindi illustrato quelli che lui stesso chiama (in inglese) i “Five Pillars” (i cinque pilastri) del suo programma d’azione sull’istruzione durante un discorso all’United States Hispanic Chamber of Commerce lo scorso martedì 10 Marzo, al Washington Marriott Metro Center.
Ecco i “pilastri” dell’educazione secondo Obama:
1) “Investing in early childhood initiatives” like Head Start;
2) “Encouraging better standards and assessments” by focusing on testing itineraries that better fit our kids and the world they live in;
3) “Recruiting, preparing, and rewarding outstanding teachers” by giving incentives for a new generation of teachers and for new levels of excellence from all of our teachers.
4) “Promoting innovation and excellence in America’s schools” by supporting charter schools, reforming the school calendar and the structure of the school day.
5) “Providing every American with a quality higher education-whether it’s college or technical training.”
In sintesi, lo sviluppo e la promozione socio-economica dipende dalla promozione dell’istruzione di qualità, dall’avere insegnanti bravi e ben pagati, dal non lasciare indietro alcun bambino, dall’avere un’ottima istruzione universitaria, perché già dal 2016 si dovrebbero avere professioni e percorsi lavorativi che imporranno la necessità di padroneggiare concetti e capacità di livello, internet incluso. Infine (e molto interessante per i profeti di sventure economiche di bilancio che negano adeguati fondi all’istruzione), Obama dimostra che nel lungo periodo una persona poco e/o male istruita costa di più alla comunità che una con le migliori opportunità.

lunedì 4 maggio 2009

Intuizioni ancora attuali.

Con testo scritto integrale un intervento stupendo e valido ancora oggi:

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani".

(Robert Kennedy)